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NON ERA SBAGLIATO, E' SOLO CAMBIATO

  • May 19, 2026
  • |
  • Daisy Congiusti

Conversazione con Daisy Congiusti

sul nuovo modo di lavorare la pelle

 

Negli ultimi mesi hai parlato spesso di cambiamento. Cosa è successo davvero?

Negli ultimi mesi ho capito una cosa molto semplice: se continuo a fare le stesse cose, non posso aspettarmi risultati diversi. Vale nella vita e vale nel lavoro. Quello che facevo prima non era sbagliato, era giusto per quel momento. Ma oggi sentivo che non mi bastava più.

 

In che senso non ti bastava più?

Mi rendevo conto che molte clienti facevano “tutto giusto” eppure la pelle non rispondeva in modo stabile. Risultati che andavano e venivano, pelli sempre più sensibili, confusione. A un certo punto ho capito che non serviva fare di più, ma fare diverso.

 

Cosa significa oggi “fare diverso” nel tuo lavoro?

Significa partire dall’ascolto. Guardare la pelle per quello che è oggi, non per quello che “dovrebbe essere”. Significa accettare che la pelle cambia, come cambiamo noi, e che non esistono protocolli validi per sempre.

 

Questo approccio ha cambiato anche il modo in cui scegli le tecnologie?

Assolutamente sì. Oggi scelgo tecnologie che mi permettono di adattarmi alla pelle, non di imporre uno schema. ReviSkin e SkinStation vanno esattamente in questa direzione: capire prima di agire, lavorare sulla qualità e non solo sul risultato immediato.

 

Molte clienti arrivano pensando di sbagliare qualcosa. Cosa dici loro?

Dico sempre che molto spesso non stanno sbagliando. Semplicemente stanno attraversando una fase diversa. La pelle sensibile, ad esempio, non va “corretta”, va accompagnata. Se la forzi, peggiora. Se la ascolti, diventa più stabile.

 

Quanto conta la costanza rispetto al trattamento singolo?

Conta tutto. Una seduta può migliorare l’aspetto, ma è la continuità che migliora la qualità. Per questo ho strutturato percorsi come la Challenge dei 60 giorni: non per promettere miracoli, ma per dare alla pelle il tempo di rispondere.

 

C’è qualcosa che oggi non faresti più rispetto a prima?

Sì: non proporrei più soluzioni standard solo perché “hanno sempre funzionato”. Oggi preferisco fermarmi, osservare, e magari fare un passo in meno, ma fatto meglio.

 

Il messaggio che vuoi lasciare alle clienti con questo magazine qual è?

Che cambiare non significa aver sbagliato. Significa essere cresciuti. E che la pelle, come la vita, non ha bisogno di essere forzata, ma capita.

 

E se guardi al futuro?

So che il mio approccio cambierà ancora. Ed è una cosa che mi fa sentire tranquilla, non insicura. Perché vuol dire che continuo ad ascoltare, a studiare, a migliorare. Per me, e per le persone che si affidano a me.

 

Negli ultimi mesi ho capito una cosa molto semplice: se continuo a fare le stesse cose, non posso aspettarmi risultati diversi. Vale nella vita e vale nel lavoro.